Gli angoli adiacenti

D’inverno portava un cappotto rosso bellissimo che metteva in risalto ancora di più i suoi capelli lunghi nerissimi. Aveva un profumo buono e deciso, le mani curate e un’espressione sempre severa. La pelle liscia, nemmeno una ruga. Rideva raramente. Per quanto l’ho temuta in quei tre anni, solo adesso mi rendo conto che non ricordo più il suo nome di battesimo. Il cognome sì, ma ogni volta ho un sussulto nel petto. Ancora.

L’ho conosciuta arrivando dalle elementari con quella sicurezza degli arroganti di essere brava in tutte le materie perché mi piaceva studiare e mi applicavo. Non avevo bisogno che nessuno insistesse, mi avevano insegnato che era quello che dovevo fare. O forse era quello che si aspettavano da me. Se studi e ti applichi, i risultati che vuoi arrivano.

L’ho creduto fino a che mi sono scontrata con il suo muro di gomma. Tutti i pomeriggi mi applicavo con tutte le mie energie, ripetendo le definizioni a memoria, facendo gli esercizi. Se mi concentro, ricordo la copertina del libro e persino l’odore delle pagine.

A casa sapevo sempre tutto. L’indomani poi lei entrava in classe, salutava algida, si sedeva sistemando per bene la sua gonna a pieghe, scorreva l’elenco, chiamava il mio cognome e alla lavagna facevo scena muta.

Ho imparato la frustrazione e l’ansia di avere lo stomaco attorcigliato. E’ una sensazione che poi ho provato tutte le mattine di tutti i miei esami nei bagni all’università, ma non aveva più quella intensità. Spilli ovunque. Sarà che per fortuna ho imparato a gestirla. So che è come un’onda che dopo il picco massimo si placa. Basta aspettare e respirare. Sapevo che gli altri si aspettavano delle cose da me e io non potevo deluderli, ma con il tempo ho imparato che posso scegliere cosa fare e come sentirmi perché non sempre i risultati che vuoi arrivano.

Non so cosa sia successo esattamente ad un certo punto. Un click nel cervello.

I risultati sono arrivati con il tempo, ma l’angoscia era sempre lì quando lei c’era. Sono migliorata molto, ho guadagnato la sua stima, ma ho capito che i numeri non avrebbero fatto parte della mia vita. Che i calcoli in generale non fanno per me.

Ho ripensato a quel bellissimo cappotto rosso quando ieri, a quasi trentadue anni, mi sono resa conto che ricordavo ancora la definizione di angoli al vertice, angoli consecutivi e angoli adiacenti.

 

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